di Redazione

L’ultimo messaggio Urbi et Orbi del Pontefice: appello alla fine delle guerre, alla libertà religiosa e alla dignità di ogni vita.

“Mai più echi di morte. Nessuna pace è possibile senza disarmo.” È con queste parole, pronunciate durante l’ultimo messaggio Urbi et Orbi di Pasqua, che Papa Francesco ha consegnato al mondo il suo estremo appello alla pace. Ventiquattr’ore più tardi, lunedì 21 aprile, si è spento nella sua residenza in Vaticano. Quel discorso – letto da monsignor Diego Ravelli dalla Loggia della Basilica di San Pietro – si è trasformato nel testamento spirituale del Pontefice che per dodici anni ha guidato la Chiesa universale.

Un messaggio semplice nei toni, ma fortissimo nei contenuti, che ha assunto un valore ancora più profondo alla luce della sua scomparsa. Affaticato ma determinato, Francesco aveva scelto comunque di essere presente per uno degli appuntamenti più simbolici del suo ministero. A San Pietro, oltre 35 mila fedeli hanno ascoltato in silenzio e commozione le parole che oggi suonano come un congedo.

“Il mondo si disarmi: solo il dialogo costruisce la pace”

Nel cuore del messaggio, un atto di accusa contro la spirale della violenza che insanguina il mondo: la guerra in Ucraina, il dramma di Gaza – definito “drammatico e ignobile” – il silenzio su conflitti dimenticati come quello in Myanmar, devastato anche da un sisma. Il Papa ha pregato per i cristiani perseguitati, per i popoli che vivono senza libertà, per quanti soffrono nell’ombra.

Ma è soprattutto la denuncia contro la corsa globale al riarmo ad aver segnato le sue ultime parole pubbliche: “La necessità di difendersi non può diventare pretesto per una nuova proliferazione di armi. Le vere armi della pace sono il dialogo, la solidarietà, l’aiuto ai poveri”.

“Ogni vita è sacra: dal grembo materno ai margini della società”

Non meno forte l’appello a riscoprire il valore della vita umana, troppo spesso sacrificata sull’altare dell’indifferenza. “Ogni esistenza è preziosa agli occhi di Dio – ha detto – quella del bambino non nato come quella dell’anziano, del malato, del migrante, della donna vittima di violenza. Nessuna vita è scarto”.

Francesco ha colto l’occasione per chiedere un gesto concreto in vista del prossimo Giubileo del 2025: la liberazione dei prigionieri politici e di guerra. E ha ribadito che non può esserci vera pace senza libertà religiosa, di pensiero e di espressione.

Il saluto alla folla, come un addio

A sorpresa, al termine delle celebrazioni, Papa Francesco è salito a bordo della papamobile per un breve giro tra la folla. Un gesto che ha commosso i presenti, apparso oggi come l’ultimo saluto del Pontefice ai fedeli. L’immagine del Papa sorridente che abbraccia la signora Carmela Mancuso, “la signora dai fiori gialli” che lo ha accompagnato con la preghiera nei momenti più duri della malattia, è destinata a rimanere tra le icone del suo pontificato.

Un’eredità di pace e fraternità

Il “Buona Pasqua a tutti!” conclusivo, pronunciato con voce pacata ma ferma, è diventato il sigillo di un messaggio che oggi appare come l’estrema consegna del Papa all’umanità. Un’eredità fatta di pace, giustizia, rispetto per la vita e dialogo tra le religioni e i popoli.

Il suo ultimo Urbi et Orbi, al tramonto di un pontificato vissuto “alla fine del mondo”, diventa così una preghiera universale destinata a superare i confini del tempo.

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