di Emilia Morelli
Il governo Meloni-Salvini punta sulla “valenza militare” dell’infrastruttura per garantirne la costruzione, chiedendo all’Europa deroghe ambientali in nome della difesa Nato. Ma le opposizioni parlano di una forzatura pericolosa
Il Ponte sullo Stretto di Messina cambia status: da infrastruttura nazionale a elemento strategico per la sicurezza militare europea. È questo l’argomento centrale con cui il governo italiano si rivolge alla Commissione Europea, chiedendo di non applicare le stringenti normative ambientali che potrebbero bloccarne la realizzazione. Giorgia Meloni e Matteo Salvini firmano un documento che definisce l’opera “imperativa e prevalente per l’interesse pubblico”, sottolineando la sua importanza per la mobilità delle forze Nato nel contesto della difesa europea.
Deroghe ambientali e spese per la difesa
La strategia dell’esecutivo mira non solo a superare i vincoli della normativa comunitaria sull’impatto ambientale, ma anche a inserire i costi dell’opera all’interno del bilancio della difesa. Un’operazione che potrebbe alleggerire il peso economico del progetto – stimato in 14 miliardi di euro – e contribuire al raggiungimento degli obiettivi Nato sul rapporto tra spesa militare e PIL. Secondo il dossier inviato a Bruxelles, il Ponte garantirebbe un passaggio veloce e sicuro di truppe e mezzi pesanti dal Nord Europa al bacino del Mediterraneo, inserendosi perfettamente nel piano europeo per la mobilità militare.
Sicurezza civile e scenari geopolitici come giustificazione
Nel documento indirizzato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il governo italiano presenta due linee di giustificazione per l’urgenza della costruzione: da un lato la protezione della popolazione in caso di disastri naturali, dall’altro la funzione strategica dell’opera nel contesto delle tensioni internazionali. La Calabria e la Sicilia vengono descritte come aree vulnerabili sul piano sismico e idrogeologico, per le quali un collegamento stabile sarebbe essenziale durante le emergenze. Sul fronte militare, il Ponte diventa un’infrastruttura cruciale in un contesto geopolitico instabile che coinvolge regioni chiave come i Balcani, il Medio Oriente e il Sahel.
Le critiche: “Un trucco per aggirare le regole”
La reazione dell’opposizione non si è fatta attendere. Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha attaccato duramente la scelta dell’esecutivo, definendola un “escamotage per eludere le verifiche ambientali richieste”. Secondo Bonelli, il progetto viene presentato come indispensabile alla difesa nazionale solo per bypassare l’iter tecnico e scientifico, ancora incompleto. Il leader ambientalista ha inoltre inoltrato una diffida formale al Cipess, il comitato interministeriale incaricato di dare l’approvazione finale, affinché blocchi quella che definisce una “forzatura politica inaccettabile”.
Verifiche sismiche ancora insufficienti
Nonostante l’importanza strategica dichiarata, il progetto continua a sollevare perplessità sul piano tecnico. Il presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, ha evidenziato la mancanza di studi sismici approfonditi, mentre la commissione VIA-VAS ha chiesto ulteriori analisi prima di approvare il cantiere. Le richieste del governo, però, sembrano voler ignorare queste mancanze, puntando tutto sulla retorica dell’urgenza e del ruolo internazionale dell’Italia all’interno delle alleanze occidentali.
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