di Carlo Longo

Stallo diplomatico tra Mosca e Kiev: cresce l’impazienza americana. Gli USA minacciano il disimpegno se non arriveranno presto segnali concreti di progresso

russia  e ucrainaGli Stati Uniti stanno considerando seriamente l’ipotesi di abbandonare il tavolo dei negoziati tra Russia e Ucraina, qualora nei prossimi giorni non emergano segnali di progresso tangibili. A dichiararlo è stato il segretario di Stato Marco Rubio, dopo l’incontro a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron e i rappresentanti del governo ucraino. Con parole nette, Rubio ha espresso il crescente malcontento della Casa Bianca per la paralisi diplomatica: «Questa non è la nostra guerra. Non l’abbiamo voluta noi. Vogliamo che finisca, certo, ma non possiamo restare fermi all’infinito».

Secondo Rubio, il tempo per la diplomazia si sta esaurendo rapidamente. «Abbiamo solo pochi giorni per capire se sarà possibile costruire un’intesa nelle prossime settimane. Altrimenti, dovremo trarre le dovute conclusioni».

Zelensky sotto pressione: gli Stati Uniti potrebbero sganciarsi

L’uscita di scena americana rappresenterebbe un duro colpo per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che si ritroverebbe improvvisamente senza la mediazione decisiva di Washington. L’Ucraina, proprio nelle stesse ore, ha firmato un memorandum preliminare legato alla futura cooperazione sulle terre rare, una mossa che potrebbe celare il tentativo di rafforzare le relazioni con altri partner in vista di un possibile disimpegno statunitense.

Intanto, Donald Trump fa sapere che ha “priorità più urgenti”. Dopo tre mesi di coinvolgimento diretto nel dossier, il tycoon sembra sempre più distante: «Abbiamo fatto molto per cercare una soluzione, ma ci sono anche altri temi fondamentali da affrontare». Un messaggio che suona come un avvertimento a Kiev: l’appoggio USA non è più garantito.

La posizione del Cremlino: aperture apparenti e retorica rigida

Mosca, dal canto suo, mostra un atteggiamento di facciata più conciliatorio, pur senza arretrare di un millimetro sulle richieste chiave. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia è «impegnata in uno sforzo costruttivo per risolvere il conflitto», sottolineando l’apertura al dialogo. Tuttavia, lo stesso Peskov ha ricordato la fine della tregua temporanea sui bombardamenti alle infrastrutture energetiche, segnale che sul terreno le tensioni restano altissime.

Il presidente russo Vladimir Putin continua a dettare condizioni ritenute inaccettabili da Kiev: blocco all’adesione alla NATO, riconoscimento del controllo russo su quattro regioni ucraine, e restrizioni rigide sulle capacità militari ucraine.

La frustrazione americana e la promessa disattesa di Trump

La frustrazione a Washington è palpabile. Durante la campagna elettorale, Trump aveva promesso di chiudere il conflitto entro 24 ore dal suo ritorno alla Casa Bianca. Una promessa che si è rivelata irrealistica, considerando le complesse dinamiche geopolitiche in gioco. I successivi incontri con Vladimir Putin e con le delegazioni di Mosca e Kiev, svolti anche in Arabia Saudita, non hanno prodotto risultati concreti.

Il messaggio di Rubio, tornato a ribadire con forza il concetto, è chiaro: «Dobbiamo capire se vale la pena proseguire o se è il momento di voltare pagina». Una frase che lascia presagire un possibile cambio di strategia da parte degli Stati Uniti, stanchi di mediare in una guerra che sembra non voler trovare una via d’uscita.

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