di Emilia Morelli
Il primo viaggio di un leader europeo a Washington dopo la guerra commerciale segna un momento chiave nei rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea. Giorgia Meloni conquista l’attenzione di Trump, ma i nodi commerciali restano irrisolti
L’incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump alla Casa Bianca ha segnato un passaggio politico di grande rilievo, non solo per l’Italia, ma per l’intera Unione Europea. È stata infatti la premier italiana la prima a varcare la soglia dell’Ufficio Ovale da quando il presidente americano ha rilanciato lo scontro commerciale con l’Europa. Un appuntamento che ha attirato l’attenzione dei media internazionali, non solo per la portata simbolica, ma anche per le implicazioni politiche e diplomatiche.
Il New York Times ha sintetizzato l’evento come l’incontro tra Trump e un “leader europeo che gli piace”. Una definizione che dice molto del tono disteso della visita, ma che lascia aperti diversi interrogativi sui risultati concreti ottenuti.
Sintonia ideologica e diplomazia pragmatica
Nel corso del faccia a faccia, Meloni ha abilmente evitato di alimentare tensioni su questioni spinose come l’Ucraina, scegliendo invece di ribadire i punti di convergenza con Trump. Ha rilanciato un messaggio chiave: “Make the West Great Again”, riformulazione in chiave occidentale del celebre slogan trumpiano, esprimendo una visione comune di rinnovamento conservatore.
Eppure, la premier italiana ha mantenuto una linea netta sul conflitto ucraino, ricordando chiaramente che la guerra è iniziata con l’aggressione russa, un punto che Trump continua a evitare o minimizzare. Nonostante l’apparente armonia, queste divergenze indicano che, dietro ai sorrisi, rimangono differenze di fondo.
Nessuna promessa concreta sui dazi: il vero nodo della visita
Il tema centrale dell’incontro, quello dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, è rimasto sospeso. Trump ha accolto con entusiasmo l’invito a visitare Roma, ma non ha offerto alcuna garanzia sull’avvio di un negoziato commerciale. Al contrario, ha ribadito con fermezza che gli Stati Uniti stanno “guadagnando miliardi” grazie alle tariffe imposte, lasciando intendere che difficilmente farà marcia indietro.
Secondo il Washington Post, Meloni si è mostrata fiduciosa sulla possibilità di aprire un dialogo transatlantico, mentre il Wall Street Journal ha evidenziato la sua abilità politica: sarebbe, secondo il quotidiano economico, il leader europeo più adatto a trattare con Trump, proprio per l’affinità ideologica e il pragmatismo mostrato.
Una “Trump whisperer” in Europa?
Per molte testate, da Politico al Financial Times, la premier italiana ha ottenuto un risultato rilevante: l’attenuazione della retorica anti-europea di Trump. Per la prima volta, l’ex presidente si è mostrato possibilista su una soluzione negoziata delle controversie con Bruxelles.
La BBC ha descritto Meloni come una figura sempre più centrale nella politica europea, capace di influenzare Trump e, potenzialmente, di mediare tra le due sponde dell’Atlantico. Una posizione rafforzata anche dalla sua volontà di coinvolgere la Commissione Europea, sebbene Trump abbia evitato ogni impegno verso un incontro con Ursula von der Leyen.
Le reazioni dalla stampa internazionale
I commenti sono stati contrastanti. Il quotidiano tedesco Die Welt ha parlato di Meloni come della “donna d’Europa”, mentre il francese Le Monde ha ridimensionato i risultati, definendoli “modesti” e privi di reali sviluppi sulle questioni più delicate. Anche El País ha espresso perplessità sulla capacità di Meloni di trasformare l’intesa personale con Trump in benefici per l’intera Unione Europea.
Un ruolo strategico per l’Italia nell’asse USA-UE?
Anche da Mosca, la visita non è passata inosservata. Il giornale Izvestia ha definito Meloni “l’interlocutore ideale per Trump in Europa”, suggerendo che l’Italia, pur non avendo il peso diplomatico di Germania e Francia, possa diventare un ponte per un nuovo approccio al conflitto in Ucraina e alla disputa sui dazi.
Secondo analisti russi, la visita del vicepresidente JD Vance a Roma – in programma subito dopo quella di Meloni a Washington – rientrerebbe in una strategia più ampia di Trump per rafforzare i legami con le destre europee. In questo quadro, la premier italiana potrebbe rivelarsi una figura chiave nella ristrutturazione dei rapporti transatlantici.
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