di Emilia Morelli

Il presidente della Repubblica approva la norma per le vittime dei crolli infrastrutturali, ma solleva dubbi costituzionali e chiede modifiche. “Non basta tutelare solo chi è colpito da crolli stradali di rilievo nazionale”

legge morandi
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

Sergio Mattarella ha firmato la cosiddetta Legge Morandi, che riconosce benefici alle vittime di crolli di infrastrutture stradali o autostradali di rilievo nazionale, ma con una nota formale inviata alla premier Giorgia Meloni e ai presidenti di Camera e Senato. Il Capo dello Stato esprime forti perplessità su alcuni aspetti della norma, che rischiano – secondo lui – di violare il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.

Approvata il 20 marzo da entrambe le Camere, la legge prende il nome dal tragico crollo del ponte Morandi di Genova nel 2018, ma solleva dubbi per le sue limitazioni soggettive e oggettive.

Il primo nodo della Legge Morandi: il perimetro troppo ristretto dei beneficiari

Al centro delle critiche del Quirinale, la decisione di circoscrivere i benefici esclusivamente alle vittime di cedimenti di infrastrutture stradali o autostradali di rilievo nazionale. Una definizione giudicata ambigua e poco chiara: “Non risulta di agevole determinazione”, osserva Mattarella. Più grave, però, è l’esclusione di vittime di crolli di altre strutture, come scuole, ospedali, teatri o impianti sportivi. “Abbiamo purtroppo registrato, in passato, vittime causate da eventi relativi a strutture di altra natura”, ricorda il presidente, citando esplicitamente il crollo di una scuola elementare che costò la vita a numerosi bambini.

Figli discriminati in base allo stato civile dei genitori?

Il Capo dello Stato si sofferma poi su un altro punto critico: l’articolo 2 della legge, che regola l’attribuzione delle elargizioni economiche. Secondo il testo, i beneficiari sono indicati “nell’ordine di coniuge superstite, figli e conviventi”, con una distinzione che potrebbe escludere figli nati da unioni non matrimoniali o conviventi. “È necessaria un’interpretazione inclusiva”, avverte Mattarella, sottolineando che ogni figlio, a prescindere dallo stato civile dei genitori, ha pari dignità e diritti.

Convivenze e unioni civili ancora penalizzate

Altra osservazione riguarda il trattamento riservato ai partner di fatto e ai membri delle unioni civili, collocati gerarchicamente dietro al coniuge e ai figli nell’elenco dei beneficiari. Una scelta che il Quirinale definisce “discriminatoria”. La Corte costituzionale ha da tempo stabilito che i conviventi stabili e le unioni civili vanno equiparati al matrimonio per tutele patrimoniali e relazionali. “L’illegittimità costituzionale – si legge nella nota – scatta quando si operano differenze senza comprovata e ragionevole motivazione”.

Particolarmente problematica, inoltre, la previsione secondo cui il convivente stabile è equiparato al coniuge solo in presenza di figli minori. Una limitazione, osserva Mattarella, che ignora i princìpi consolidati della giurisprudenza costituzionale.

Troppa discrezionalità  nella Legge Morandi e risorse limitate: serve più chiarezza

Un ulteriore rilievo riguarda l’articolo 4, che demanda a norme secondarie la definizione di eventi dannosi e soggetti aventi diritto. Questo affidamento eccessivo alla discrezionalità amministrativa – avverte il presidente – non è conforme al principio di legalità. La legge, inoltre, prevede risorse contenute (7,1 milioni di euro per il 2025 e 1,6 milioni annui dal 2026), che potrebbero rivelarsi insufficienti per garantire l’uguaglianza nei trattamenti.

L’appello del Quirinale: “Serve una revisione, in nome dell’equità”

Mattarella, pur firmando il provvedimento per non ostacolare l’erogazione immediata degli aiuti previsti, lancia un chiaro messaggio a Parlamento e Governo: è necessario intervenire con correttivi e integrazioni per evitare discriminazioni e sanare le lacune normative. In gioco c’è la coerenza con i valori costituzionali e il rispetto del principio di eguaglianza per tutte le vittime, indipendentemente da dove e come si verifichino i crolli.

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