di Mario Tosetti

Berlino rilancia il proprio impegno militare all’interno della NATO, tra piani di ampliamento dell’esercito e ipotesi di una nuova forma di servizio militare ispirata al modello svedese

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La Germania continua a credere nell’alleanza atlantica e nella protezione americana in caso di aggressione a Paesi come Estonia, Lettonia o Lituania. Tuttavia, la crescente instabilità geopolitica spinge Berlino a considerare la necessità di una maggiore autosufficienza in ambito difensivo. A lanciare l’allarme è stato Carsten Breuer, Ispettore generale della Bundeswehr, che ha ribadito come il pericolo rappresentato dalla Russia non sia solo concreto, ma anche in rapido sviluppo.

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Secondo Breuer, la Russia sta costruendo un esercito capace di arrivare a un milione e mezzo di effettivi, raddoppiando così la propria forza rispetto ai livelli precedenti all’invasione dell’Ucraina. Di fronte a questa espansione, la Germania non può permettersi di rimanere indietro. L’obiettivo, ha spiegato il generale tedesco, è quello di portare le forze attive della Bundeswehr a 200.000 soldati professionisti, aumentando al contempo il numero dei riservisti fino a quota 260.000.

Verso un nuovo modello di leva

Per raggiungere il target previsto di 460.000 militari, tra professionisti e riservisti, la Germania dovrà recuperare circa 100.000 nuovi riservisti entro la fine del decennio. Una sfida non da poco, considerando che al momento si contano solo 60.000 riservisti in formazione e circa 100.000 potenzialmente disponibili tra ex militari e cittadini che hanno svolto la leva in passato. Breuer è stato chiaro: serve una nuova forma di servizio militare, più flessibile ma ugualmente efficace.

Il ritorno (soft) del servizio militare

Nel nuovo accordo di coalizione tra CDU/CSU e SPD si accenna a una “leva in stile svedese”, ovvero una forma semi-obbligatoria di arruolamento. Il ministro della Difesa Boris Pistorius, favorevole alla reintroduzione di un impegno civico-militare, ha definito un errore la sospensione della leva obbligatoria nel 2011. L’idea attuale è quella di inviare, al compimento della maggiore età, un questionario di valutazione a tutti i cittadini maschi (per ora solo uomini), con la possibilità di selezionare volontari o idonei da sottoporre a esami fisici e scritti.

Una leva volontaria… ma fino a quando?

Attualmente, il progetto è basato su adesione volontaria, ma non si esclude l’introduzione di elementi di obbligatorietà nel caso in cui il numero dei volontari risulti insufficiente. Pistorius ha lasciato intendere che, qualora le esigenze di difesa lo richiedano, il modello potrebbe evolvere in una forma più vincolante. La situazione internazionale impone una riflessione profonda sulla capacità di reazione tedesca, soprattutto alla luce delle previsioni secondo cui Mosca potrebbe essere pronta a un attacco convenzionale alla NATO già entro il 2029.

Berlino si prepara al peggio con pragmatismo

La Germania non rinnega la propria fiducia nell’alleanza atlantica, ma guarda con sempre maggiore determinazione alla necessità di dotarsi di strumenti autonomi per garantire la propria sicurezza. Tra riservisti, espansione dell’esercito e una nuova leva flessibile, Berlino si appresta a rafforzare il proprio ruolo nella difesa europea, con lo sguardo rivolto a est.

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