di Emilia Morelli
L’esenzione parziale dei dazi da parte dell’amministrazione Trump viene interpretata da Pechino come un possibile segnale di distensione. Ma tra tattica e strategia, le due superpotenze restano ancora su un terreno fragile
La recente decisione degli Stati Uniti di esentare una serie di prodotti tecnologici dalle tariffe punitive ha acceso nuove speranze in Cina. Pechino legge il gesto come il primo passo verso una possibile de-escalation nella lunga e complessa guerra commerciale che ha contrapposto le due potenze negli ultimi anni. “Una piccola correzione di rotta nelle politiche multilaterali americane”, ha commentato il ministro cinese del Commercio, sottolineando però che il vero obiettivo resta l’eliminazione completa dei dazi e il ritorno a un dialogo basato su rispetto e parità.
Una risposta fuori dai soliti schemi
Non è soltanto il contenuto, ma anche la forma della risposta cinese ad aver attirato l’attenzione. Il comunicato ufficiale è stato pubblicato di domenica sul sito del ministero, rompendo le rigide convenzioni della comunicazione istituzionale cinese. Pechino, pur mostrando apertura, ha mantenuto il punto sulle tariffe più severe ancora in vigore, introdotte da Trump per punire il presunto scarso impegno della Cina nella lotta al traffico di oppioidi.
Pressioni interne e segnali contrastanti
L’apertura della Cina trova un’eco anche negli Stati Uniti. Il miliardario Bill Ackman, inizialmente sostenitore della campagna elettorale di Trump, ha suggerito al presidente americano di estendere alla Cina la tregua tariffaria di 90 giorni concessa ad altri Paesi. Secondo l’investitore, mantenere solo una tariffa del 10% darebbe respiro alle piccole e medie imprese americane, evitando un impatto economico troppo brusco in caso di separazione industriale tra i due colossi.
Dazi sull’elettronica in arrivo?
Tuttavia, la Casa Bianca continua a mantenere una posizione ambigua. Ufficialmente, la sospensione dei dazi è stata definita solo come una “pausa tecnica”, utile a riorganizzare un nuovo piano settoriale specifico, con particolare attenzione all’elettronica e ai semiconduttori. Il segretario al commercio statunitense, Lutnick, ha dichiarato che nuovi interventi su questo fronte arriveranno entro uno o due mesi, lasciando intendere che le esenzioni potrebbero essere solo temporanee.
Hi-tech salvo (per ora): gli effetti della lista esentata
Il provvedimento che ha alleggerito temporaneamente la pressione doganale sugli scambi ha riguardato un’ampia gamma di prodotti tecnologici, tra cui smartphone, computer e chip. Una fetta considerevole di questi beni proviene dalla Cina, rendendo la misura vantaggiosa non solo per Pechino, ma anche per le aziende statunitensi — come Apple — che dipendono dalle filiere produttive cinesi. In termini economici, l’esenzione riguarda quasi il 25% dell’export cinese verso gli USA, un valore che sfiora i 100 miliardi di dollari.
Se da una parte il gesto americano potrebbe segnare l’inizio di un nuovo approccio, dall’altra resta l’incertezza sulle reali intenzioni della Casa Bianca. Il rischio di una nuova ondata di dazi — in particolare sull’elettronica — non è ancora scongiurato. La Cina, da parte sua, ha lanciato un segnale chiaro: è pronta al dialogo, ma solo se si ripartirà da condizioni di pari dignità. La prossima mossa è nelle mani di Washington.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Dazi, Pechino apre al dialogo dopo il dietro front di Trump proviene da Associated Medias.

