di Carlo Longo
La BCE è in allerta tra il rischio recessione, il dominio dei sistemi di pagamento extraeuropei e l’avanzata delle stablecoin sostenute dagli USA. L’Europa corre contro il tempo per tutelare l’autonomia strategica
Le tensioni economiche internazionali si intensificano e l’Europa si prepara a una fase turbolenta. Le politiche protezionistiche lanciate da Donald Trump stanno generando onde d’urto che mettono sotto pressione le economie globali. In questo contesto, la Banca Centrale Europea (BCE) è pronta ad abbassare i tassi d’interesse di 25 punti base, nel tentativo di contrastare i primi segnali di recessione.
Ma non è solo la congiuntura economica a preoccupare Francoforte: i riflettori sono puntati anche su un nuovo fronte di rischio sistemico. I piani statunitensi di espansione dei sistemi di pagamento alternativi e dei cosiddetti stablecoin rischiano di compromettere la stabilità finanziaria dell’eurozona.
Pagamenti digitali sotto controllo straniero: un problema strategico
Christine Lagarde, presidente della BCE, ha recentemente messo in evidenza una criticità profonda: la quasi totalità dei pagamenti digitali in Europa passa ancora attraverso infrastrutture controllate da società extraeuropee, principalmente americane o cinesi. In tredici Paesi membri dell’Unione, non esiste alcuna alternativa locale.
Con il rischio sempre più concreto di misure punitive da parte di Trump — come l’aumento esponenziale delle commissioni — la dipendenza dai circuiti esterni diventa una minaccia geopolitica. La risposta dell’Europa è l’euro digitale, un progetto che ora si fa più urgente che mai.
Stablecoin, l’arma finanziaria dell’America trumpiana
A far salire ulteriormente la tensione è l’ascesa degli stablecoin, valute digitali ancorate a monete tradizionali ma emesse da privati, fuori dal controllo delle banche centrali. Gli Stati Uniti, sotto l’influenza crescente dell’asse Trump–Big Tech, stanno accelerando la loro diffusione, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il dominio globale del dollaro.
Il caso più emblematico è quello del World Liberty Financial, legato alla famiglia Trump, che ha già lanciato la moneta USD1, raccogliendo oltre 550 milioni di dollari in pochi mesi. Anche figure di spicco come Peter Thiel ed Elon Musk stanno entrando nel mercato, sfruttando le piattaforme Paypal e X per espandere l’influenza delle valute digitali statunitensi.
Il blocco dell’euro digitale negli USA e il piano per il predominio globale
Un atto emblematico del nuovo corso americano è arrivato con l’ordine esecutivo firmato da Trump lo scorso 13 gennaio, che vieta l’uso dell’euro digitale negli Stati Uniti. Il documento chiarisce senza mezzi termini l’intento di “preservare la sovranità del dollaro” e promuovere l’adozione su larga scala degli stablecoin a stelle e strisce.
L’obiettivo è duplice: estendere l’egemonia del dollaro anche nel mondo digitale e sfruttare le nuove valute per finanziare misure economiche senza aumentare il deficit federale. Secondo l’economista Paolo Guerrieri, per dare credibilità a questo sistema, Trump potrebbe persino spingere la Federal Reserve a convertire parte delle riserve in stablecoin.
La reazione europea: verso una nuova autonomia monetaria
L’Europa è chiamata a reagire in fretta. Oltre a Lagarde, anche Pascal Donohoe e Piero Cipollone hanno espresso forte preoccupazione per la deriva degli equilibri finanziari internazionali. “Così come l’autonomia energetica e militare è essenziale, lo è anche quella nei pagamenti”, ha affermato Cipollone.
L’euro digitale, nato come risposta iniziale alla minaccia di Libra di Facebook nel 2019, è ora al centro della strategia europea per contrastare la dipendenza dai circuiti esterni e tutelare la propria sovranità finanziaria.
La sfida è lanciata. E il tempo stringe.
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