di Emilia Morelli

Von der Leyen accelera su un piano di contromisure: “Pronti al dialogo, ma serve chiarezza per mercati e imprese”. Intanto, tra Bruxelles e Lussemburgo, si discute di stagflazione, liste di prodotti e strumenti anti-coercitivi

ueL’Ue deve definire entro il 10 maggio la propria strategia di risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti. Lo ha confermato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sottolineando come l’instabilità stia già generando tensioni sui mercati finanziari. L’assenza di certezze rischia di creare ulteriore volatilità e scoraggiare produttori e investitori. Sullo sfondo si fa strada uno scenario inquietante: quello della stagflazione, una combinazione di inflazione e stagnazione economica che richiama alla mente le crisi degli anni ’70.

Vertice in Lussemburgo: prima analisi e appello all’unità

Durante il vertice dei ministri del Commercio a Lussemburgo, la presidenza polacca e la Commissione hanno puntato a unire le forze e a mantenere una posizione condivisa tra i 27. Tuttavia, è emersa una certa disomogeneità tra le capitali europee. In assenza di una strategia comune, l’UE rischia di indebolire la propria risposta al confronto tariffario avviato da Washington. La necessità di una linea unitaria è quindi diventata uno dei principali punti dell’agenda.

La strategia: digital tax e strumenti anti-coercizione

La Commissione Ue sta concentrando l’attenzione sul settore dei servizi digitali, dove gli Stati Uniti vantano un ampio surplus commerciale. L’ipotesi più accreditata è quella dell’introduzione di una nuova tassa digitale europea – una web tax – che potrebbe colpire le grandi piattaforme americane come Meta, Apple e Amazon. Parallelamente, Bruxelles valuta il ricorso allo strumento anti-coercizione, che comprende misure commerciali e regolamentari applicabili non solo alle merci, ma anche a servizi e capitali. Si tratta di un arsenale più ampio rispetto a un semplice dazio, pensato per contrastare pratiche sleali e pressioni economiche da parte di attori esterni.

Le posizioni dei grandi Paesi UE: tra fermezza e prudenza

La Francia ha adottato una linea particolarmente determinata, invitando gli Stati membri a non escludere alcuna opzione, “anche se estremamente aggressiva”. Il ministro del Commercio, Laurent Saint-Martin, ha affermato che Parigi rimane contraria a una guerra commerciale, ma è pronta a una reazione ferma in caso di stallo nei negoziati con Washington. In un momento così delicato, ha detto, l’unità europea rappresenta un valore fondamentale.

Anche la Germania richiama all’unità. Il ministro dell’Economia, Robert Habeck, ha espresso preoccupazione per il rischio di una reazione scoordinata tra i Paesi membri. Secondo Berlino, i dazi dovrebbero essere impiegati solo in modo mirato, per bilanciare squilibri di mercato o contrastare vantaggi indebiti. Habeck ha inoltre ribadito che la Germania è aperta all’utilizzo degli strumenti anti-coercizione, inclusi quelli applicabili ai servizi digitali, ma ha sottolineato la necessità di preparazione tecnica e di coerenza politica.

L’Italia, per voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha reso noto che una prima lista di prodotti statunitensi da colpire con nuovi dazi entrerà in vigore dal 15 aprile. Si tratta di una lista già esistente, finora congelata. Tajani ha chiesto di rinviare l’attuazione per dare spazio alle trattative, ma la posizione prevalente tra gli Stati membri sembra orientata ad agire già da metà mese. Una seconda lista di misure è prevista per il 15 maggio. C’è ancora margine per un’intesa, ha affermato il ministro, ma il tempo stringe.

Dazi zero? L’offerta di von der Leyen agli Stati Uniti

In parallelo alle trattative interne, Ursula von der Leyen ha lanciato un’offerta agli Stati Uniti: dazi zero sui beni industriali. La presidente della Commissione ha sottolineato che l’Europa è sempre pronta a negoziare accordi vantaggiosi, come ha già fatto con altri partner commerciali. I dazi americani, ha spiegato, hanno un impatto economico pesante per consumatori e aziende europee, ma anche per molti Paesi in via di sviluppo, che potrebbero subire danni collaterali significativi. Per questo Bruxelles continua a preferire una soluzione negoziale.

Prossimi passi: trattative in corso e impatto sui mercati

Mentre il commissario europeo Maroš Šefčovič continua i contatti con il segretario al commercio USA Lutnick, i tecnici dell’UE stanno definendo i dettagli operativi delle possibili contromisure. Il tempo, però, è limitato. La Commissione vuole evitare di prolungare l’incertezza oltre le prime due settimane di maggio, anche per garantire stabilità ai mercati. Il rischio di una tempesta perfetta, tra stagnazione, inflazione e tensioni geopolitiche, è sempre più concreto.

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