di Carlo Longo

Palazzo Chigi riunisce ministri e imprese per valutare l’impatto delle tariffe USA: 3.300 aziende italiane a rischio. La premier cerca il dialogo con Trump per evitare lo scontro commerciale

meloniLa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto la via del dialogo come strategia per rispondere ai dazi imposti dagli Stati Uniti. La linea del governo è chiara: affrontare la questione senza allarmismi, ma con determinazione, coinvolgendo le associazioni di categoria, l’Unione Europea e, naturalmente, gli stessi Stati Uniti.

Task force a Palazzo Chigi: focus sulle imprese a rischio

Nel pomeriggio di lunedì 7 aprile, alle 17:30, a Palazzo Chigi si è riunita la task force “anti-dazi”. Attorno al tavolo siederanno i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, e i ministri Giancarlo Giorgetti, Tommaso Foti, Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso. L’obiettivo dell’incontro è definito: identificare con precisione quali comparti produttivi italiani siano maggiormente esposti agli effetti delle nuove tariffe commerciali imposte da Washington.

La premier ha ribadito che il mercato statunitense è strategico, rappresentando circa il 10% dell’export italiano. Tuttavia, per affrontare il problema, è necessario comprenderlo a fondo. Per questo i ministri porteranno a Palazzo Chigi stime, dati e tabelle sull’impatto delle misure americane sul settore manifatturiero.

Martedì la voce delle imprese: 3.300 aziende vulnerabili

Il giorno successivo, martedì 8 aprile, sarà il momento delle imprese. Secondo l’Istat, sono circa 3.300 le aziende italiane “vulnerabili” rispetto al mercato statunitense. Operano principalmente nei settori dei prodotti farmaceutici, meccanici (turboreattori e turbopropulsori), gioielleria, alimentare, vino, olio e arredamento. Saranno loro a raccontare direttamente al governo l’impatto che i dazi potrebbero avere sul loro futuro.

Il Centro Studi Confindustria evidenzia che le esportazioni verso gli Stati Uniti sono particolarmente significative nei comparti delle bevande (che rappresentano il 39% dell’export extra-UE), degli autoveicoli (30,7%), degli altri mezzi di trasporto (34%) e della farmaceutica (30,7%).

Secondo i dati della Svimez, un dazio al 20% comporterebbe per l’agroalimentare, il farmaceutico e la chimica una perdita potenziale delle esportazioni compresa tra il 13,5% e il 16,4%. Moda e mobili, invece, risentirebbero meno della misura, limitando il calo intorno al 2,6%. Solo per il vino, la Coldiretti stima un danno pari a 6 milioni di euro al giorno per le cantine italiane.

Verso Washington: Meloni prepara il bilaterale con Trump

Nonostante il contesto delicato, la premier ha voluto trasmettere un messaggio rassicurante. “Affronteremo i dazi con determinazione e pragmatismo, senza allarmismi”, ha dichiarato in un video-messaggio indirizzato al congresso della Lega a Firenze. Un appello che non è solo rivolto all’Italia, ma anche ai partner europei, consapevoli del ruolo chiave che potrebbe avere il viaggio di Meloni a Washington.

La visita non è ancora ufficiale, ma è in fase di preparazione. L’obiettivo è organizzare un bilaterale tra la premier e Donald Trump tra il 16 e il 17 aprile, a ridosso della visita istituzionale del vicepresidente statunitense J.D. Vance, prevista tra il 18 e il 20 aprile. L’incontro potrebbe rappresentare un’occasione decisiva per aprire un canale di dialogo diretto sul tema dei dazi.

Il vicepremier Antonio Tajani si è detto fiducioso: “Mi auguro che il bilaterale possa essere utile. Tutti i governi europei devono convincere gli USA ad adottare un approccio dialogante, poi sarà la Commissione a condurre la trattativa”.

Europa al bivio: voto su acciaio e alluminio e proposta italiana di rinvio

Intanto, sul fronte europeo, si avvicina un voto importante: quello sulle misure di ritorsione su acciaio e alluminio, previsto per mercoledì, con entrata in vigore potenzialmente già dal 15 aprile. Tajani ha avanzato l’ipotesi di un rinvio al 30 aprile, per lasciare spazio a una possibile soluzione negoziata. Ha poi ribadito la piena fiducia dell’Italia nel commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, figura centrale nella trattativa con gli Stati Uniti.

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