Rinnovabili: Silvestrini, “siamo alla vigilia di una forte accelerazione, futuro migliore più occupazione”

di Guido Talarico

Gianni Silvestrini è uno dei massimi esperti italiani di fonti rinnovabili ed efficienza energetica. Direttore scientifico del Kyoto Club, ricercatore ma anche imprenditore –  è Presidente di Exalto, una società di servizi progettuali e di consulenza strategica attiva nel campo delle rinnovabili e dell’economia circolare – Silvestrini è la persona giusta per fare il punto sulla “green economy” e per capire come l’Italia si accinga ad affrontare la fase post pandemia in chiave ambientale.

A livello globale si parla della Ripartenza Verde per superare gli effetti della pandemia. Quali sono le opportunità per l’Italia?

Gli ambiziosi obiettivi climatici europei al 2030 e i fondi del Recovery Plan fanno ritenere di essere alla vigilia di una forte accelerazione che riguarderà molti settori: dalla mobilità elettrica alle rinnovabili, dalla riqualificazione energetica degli edifici alla difesa del territorio contro alluvioni e frane. Insomma, potranno non solo essere create condizioni per vivere meglio e salvaguardare il pianeta, ma garantire anche notevoli opportunità sul fronte occupazionale”.

Come descriverebbe la situazione delle rinnovabili in Italia ad oggi? Quali sono i maggiori ostacoli allo sviluppo delle rinnovabili e come si possono superare?

Lo sviluppo della elettricità verde dopo il boom del 2010-12 si è arrestato. Negli ultimi sette anni solare ed eolico hanno visto un incremento di poco più di 1 miliardo di kWh l’anno, mentre si dovrebbe arrivare entro la fine di questo decennio ad un livello di installazioni di almeno dieci volte superiore.   Considerando lo spettacolare calo dei prezzi delle tecnologie (oggi un modulo solare costa dieci volte di meno rispetto al 2010) e la presenza di chiari obiettivi europei, siamo però ora nella condizione di accelerare la transizione. Ma occorre innanzitutto semplificare gli iter autorizzativi e contemporaneamente lavorare per la compatibilità ambientale e sociale degli interventi”.

E come pensa possa essere il futuro tra 10 e tra 20 anni?

Dobbiamo ricordare che l’Europa, analogamente a Usa, Giappone e altre decine di paesi, si è impegnata a divenire “carbon neutral” entro il 2050. Una sfida che ha portato la UE ad innalzare dal 40 al 55% il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas climalteranti al 2030 rispetto ai livelli del 1990.  Per traslare questi impegni nel contesto del nostro paese, quasi due terzi dei nostri consumi elettrici dovrebbero venire soddisfatti dalle rinnovabili alla fine di questo decennio. E’ stato anche valutato da Rse, la società pubblica di Ricerca sul Sistema Energetico, uno scenario al 2050 che evidenzia la necessità di raddoppiare i consumi elettrici a seguito del processo di elettrificazione spinta (trasporti, pompe di calore…). E il fotovoltaico è destinato ad diventare la principale tecnologia di generazione elettrica con una potenza dieci volte superiore all’attuale”.

Esistono molti falsi miti sulle rinnovabili che limitano lo sviluppo di queste tecnologie. Come si può combattere la disinformazione su questo tema?

Uno dei messaggi negativi utilizzati in passato riguardava l’impossibilità delle reti elettriche di gestire quote elevate di solare ed eolico. Una preoccupazione smentita anno dopo anno dagli spettacolari risultati ottenuti.  Lo scorso anno la generazione verde in Germania ha superato il 50% del totale, con il 27% prodotta dal vento. Un altro aspetto delicato riguarda l’inserimento nel paesaggio.  Una attenta progettazione ed un corretto rapporto con le comunità locali sono molto importanti per il successo dei progetti.  Ma va comunque considerato che il nostro paesaggio si modificherà, come è sempre successo negli ultimi secoli. Ci sono posizioni pregiudiziali che vanno combattute ed in questo senso è significativo che le principali associazioni ambientaliste – WWF, Legambiente, Greenpeace – siano compatte nel sostenere la diffusione delle rinnovabili”.

Andando nello specifico:

Possono coesistere rinnovabili e agricoltura?

Certamente, ed è significativa la crescita di interesse verso soluzioni che puntano al doppio risultato di garantire sullo stesso suolo sia la produzione agricola e quella solare. Parliamo dell’agrovoltaico, che va rapidamente diffondendosi e a livello mondiale conta già una pluralità di impianti per quasi 3 .000 MW. Ovviamente la scelta dei moduli, dell’orientamento e dei sistemi di controllo va fatta attentamente in funzione del tipo di coltivazioni.  Esperienze interessanti sono state fatte in molti paesi, dalla Cina all’Olanda, dalla Germania all’Italia.In Francia hanno sperimentato l’agrovoltaico sulle vigne, evidenziando come la protezione solare abbia garantito una migliore qualità dell’uva.  Considerando che andiamo verso climi sempre più caldi a causa dell’emergenza climatica, queste soluzioni acquistano un particolare valore”.

Le tecnologie rinnovabili sono sufficientemente mature per poter essere integrate nel sistema elettrico? Che ruolo giocheranno in questo senso tecnologie come le batterie?

“Da ormai diversi anni il solare e l’eolico rappresentano la quota maggiore delle nuove installazioni elettriche nel mondo. Ad esempio, nel 2019 le rinnovabili hanno garantito il 72% di tutta la nuova potenza installata.  E questa corsa è destinata ad accelerare nei prossimi anni. Naturalmente bisogna fare i conti con l’intermittenza della produzione e i sistemi di accumulo svolgono un ruolo sempre più importante.

Le batterie al litio hanno registrato una fortissima riduzione dei costi.  Secondo Bloomberg nel 2020 esse hanno raggiunto il valore di 137 dollari al kWh con un taglio dell’89% rispetto al 2010. Questo calo avvantaggerà sia la corsa dell’auto elettrica, che dei sistemi di accumulo nei sistemi distribuiti e a servizio delle rete elettriche.   In Germania sono quasi 300.000 gli impianti fotovoltaici abbinati a sistemi di accumulo. Passando agli impianti più grandi possiamo citare i casi della California e dell’Australia dove sono state installate con successo grandi batterie dell’ordine di 150-250 MW”.

Qual è il rapporto tra posti di lavoro e sviluppo delle rinnovabili?

“Le tecnologie rinnovabili creano posti di lavoro lungo tutta la catena di approvvigionamento e possono stimolare uno sviluppo sociale ed economico sostenibile. Esse hanno rappresentato circa 11,5 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2019, mezzo milione in più rispetto all’anno precedente, secondo i dati di Irena.  In Europa i posti di lavoro nelle rinnovabili sono un milione e mezzo, una cifra destinata a crescere molto visti gli obiettivi del Green Deal”.

Come possiamo assicurarci che questo cambiamento radicale, la transizione energetica, avvenga nella maniera più “giusta” per tutti?

“Occorre rendere più vivibili le città ampliando le isole pedonali e le piste ciclabili; ridurre l’inquinamento atmosferico che ancora comporta 66.000 morti premature ogni anno in Italia; creare le condizioni per una reindustrializzazione Green garantendo nuova occupazione; favorire lo sviluppo di Comunità Energetiche che garantiscano energia a minor costo e la consapevolezza di poter gestire dal basso l’energia. Ecco alcuni delle tante ricadute che ci aspettiamo da una transizione green in Italia e in Europa”.

Note biografiche di Gianni Silvestrini

Dal 1977 al 1996 ha svolto l’attività di ricercatore presso l’Università di Palermo e il CNR nel campo delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e delle politiche energetiche.

Nel 2001 ha vinto l’European Solar Prize di Eurosolar Italia per “l’impegno speso nella promozione delle fonti energetiche rinnovabili”[1].

Dal 2004 al 2007 ha svolto attività di ricerca e didattica presso il Politecnico di Milano; ha coordinato tra il 2003 e il 2019 le edizioni del Master Ridef – Energia per Kyoto (Energie Rinnovabili, Decentramento, Efficienza Energetica) promosso dal Politecnico.

Dal 1997 al 2000 è stato consigliere del Ministro Edo Ronchi, proseguendo dal 2000 al 2002 il suo impegno nel Ministero dell’Ambiente con la qualifica di Direttore generale coordinando tra l’altro la campagna nazionale “Domeniche senz’auto”[senza fonte], il programma “10.000 tetti fotovoltaici” ed avviando il servizio del car sharing (ICS) in Italia.[2]

Dal 2003 è direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista e del portale QualEnergia.it. Nel 2006 diviene consigliere del Ministro per lo Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, e, l’anno seguente, Presidente della sezione Ecolabel del Comitato italiano per l’Ecolabel e per l’Ecoaudit. Nel 2009 non riveste più questi due incarichi. Caduto il Governo Prodi l’8 maggio 2008, il 6 novembre sposa pubblicamente la promessa ambientalista di Barack Obama che vuole «mettere fine entro 10 anni alla dipendenza dal petrolio, 10% di rinnovabili entro 4 anni, ridurre in 10 anni del 15% i consumi di elettricità», e trasferire 15 miliardi di dollari all’anno dalle industrie carbonifere allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, in linea col “pacchetto 20-20-20” dell’UE.[3]

Ex presidente del Green Building Council Italia[4], al 2019 è presidente di Exalto, una società di servizi progettuali e di consulenza strategica (ESCo) attiva nel campo delle rinnovabili e dell’economia circolare.[5] Ricopre anche la carica di presidente onorario del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), che riunisce 27 associazioni italiane operanti nel settore.[6]

(fonte wikipedia)

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati


 

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