Crisi di Governo: finirà così Fico Premier, Renzi dentro, Conte a casa

di Guido Talarico

I numeri – diceva Pitagora – regnano sull’universo”. Figuriamoci sulla politica. E i numeri in politica oggi dicono che il partito di maggioranza relativa è il Movimento 5 Stelle e che i voti di Italia Viva sono decisivi. Dunque la crisi di Governo innescata dalle dimissioni dei ministri renziani ha solo tre possibili esiti: un governo a guida grillina, con Roberto Fico o Luigi di Maio Premier e Renzi nell’esecutivo, un governo di unità nazionale con Mario Draghi premier, oppure elezioni anticipate. La logica, e appunto i numeri, non danno altre soluzioni. E allora viene in mente, sempre seguendo la logica, che forse il problema vero, l’unico, sia proprio Giuseppe Conte. Ma, diciamolo subito, non per Renzi, per tutti.

Questo professore che fino a tre anni fa era sconosciuto ai più, oggi sembra cresciuto al punto che i sondaggisti gli riconoscono un consenso elettorale personale oscillante tra il 12 e il 15%. Troppo. Troppo per Renzi, che con la sua Italia Viva naviga intorno ad un 2-3 %. Troppo per il Pd e soprattutto, alla fine, troppo anche per il Movimento 5 Stelle che vede il suo professorino, un tecnico,  trasformarsi da miracolato in miracolante. E allora perché concedere a Conte altri due anni abbondanti da Premier e la gestione dei 219 miliardi del Recovery Plan, tirandogli così la volata per le prossime elezioni? Per di più dopo aver constatato che l”avvocato degli italiani” si è già organizzato con il suo partito a trazione cattolica denominato “Insieme”.

Tutti nelle varie segreterie di partito, fatti due calcoli, devono aver pensato che fosse meglio farlo fuori oggi il Premier, senza ulteriori indugi. Devono aver stabilito che fosse più razionale rimandare subito il prof. alla sua amata università e così vedere, da quella sua più modesta poltrona, quanti voti sarà in grado di prendere nel 2023. Insomma, i numeri, ancora loro, devono aver suggerito a molti che questo fosse il momento giusto per rimandare a casa il premier senza partito e così restituire il potere a chi invece i voti va faticosamente a cercarseli.

Il problema era noto da tempo. Mancava solo l’esecutore del parricidio, l’uomo che accendesse la miccia. Per i grillini era impossibile giubilare la propria creatura e anche il Partito Democratico, dopo la complicata capriola che lo ha portato al Governo 18 mesi fa, avevano difficoltà a procedere in tal senso. E’ così che, quando il gioco si fa duro, Renzi ha cominciato a giocare. Solo lui, il guascone della politica italiana, poteva avere la forza di chiamare ancora “banco”! Nella carriera dell’ex sindaco di Firenze lo ha già fatto varie volte: Enrico Letta e Matteo Salvini, tanto per citare le due vittime più note, ne sanno qualcosa. Intendiamoci Renzi le sue scommesse non sempre le vince. Basti ricordare la cantonata che prese quando immolò la sua poltrona di premier scommettendo sulla vittoria referendaria. Ma l’intuito politico ce l’ha e anche il coraggio di dare seguito ai suo azzardi. Quindi, come abbiamo visto, è toccato proprio a lui prendersi la responsabilità di staccare la spina a questo Governo e di dire a Conti il fatidico “stai sereno”..

Un passo violento il suo, in queste ore molto criticato, ma lucido e soprattutto senza alternative. E quelli che oggi, a cadavere caldo, lo definiscono “irresponsabile” sono da ricordare perché tra qualche giorno, quando probabilmente ci sarà la resurrezione dell’alleanza Pd, M5S, Leu e Italia Viva, lasceranno il Golgota per assurgere tutti insieme, felici e contenti, ad un altro colle, il Quirinale. Un passo violento, dicevamo, scioccante se volete, perché in piena pandemia la gente si aspetta altro, ma legittimato dai numeri e dal cinismo della politica.

Naturalmente tutto è ancora da decidere. I riti della Repubblica cominceranno e questa crisi si consumerà stancamente come tutte le precedenti, scavando ancor di più il solco che segna la distanza tra cittadini e istituzioni. Ma se c’è da fare una previsione, personalmente penso che questa crisi finisca con Roberto Fico Presidente del Consiglio. Una scelta istituzionale, che porterebbe l’attuale presidente della Camera alla guida del Governo, ma anche una soluzione confortata dai numeri e giustificata dalla necessità di non indebolire il Paese.

Fico Premier del resto farebbe contenti tutti. I grillini giustificherebbero l’uscita del tecnico Conte con l’ingresso di un pentastellato autorevole e della prima ora. Venderebbero l’uscita di Conte, addebitabile non certo a loro ma a Renzi, come un recupero della centralità del Movimento nella gestione del governo. Dal canto suo Renzi, ancora una volta, si ritroverebbe al centro della scena con un ritrovato spazio all’interno dell’esecutivo, per i suoi e probabilmente anche per lui stesso. Il Pd avrebbe un nemico in meno, gli alleati più sereni e un governo più stabile. Anche il Presidente Sergio Mattarella alla fine non potrebbe che essere felice per la fine positiva di una crisi al buio. Insomma una operazione Win Win, come si dice in economia per descrivere le operazioni dove guadagnano tutti.

Questo dicono i numeri e i ragionamenti condivisi con fonti che seguono da molto vicino la crisi politica appena aperta. Vedremo come andrà a finire nei prossimi giorni. Enrico Cuccia diceva che “le azioni non si contano ma si pesano”. Questo forse valeva per quella finanza assistita che per decenni ha governato l’industria italiana, ma non vale nella politica. In politica alla fine contano soltanto i numeri. Una piccola verità che Renzi sembra finalmente avere assimilato.

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