Crisi: “Insieme” al Premier Conte c’è la Chiesa. Genesi di un partito e un’alleanza tenuti riservati

di Guido Talarico

Insieme”, il partito di cui abbiamo scritto ieri che vede in Giuseppe Conte la figura di riferimento, è un progetto politico che viene da lontano, fin qui tenuto riservato che ha come madre la Chiesa Cattolica italiana. Un progetto figlio di un matrimonio non affrettato o frutto di ragionamenti emergenziali, come potrebbe apparire, ma anzi meditato, costruito e sviluppato nel tempo con tutta la solidità necessaria. “Insieme” è dunque un partito che nasce da una Chiesa da troppo tempo rimasta senza una propria rappresentanza politica e per questo decisa a recuperare lo spazio perduto. Un ritorno in campo che non ha necessariamente ambizioni di potere ma ma che semplicemente avverte il bisogno di dare rappresentanza ad una fetta assai cospicua di italiani che dalla sparizione della Democrazia Cristiana si è dispersa in rivoli politici incapaci di dare risposte alle aspettative dell’elettorato cattolico. “Insieme” è in sostanza il partito prescelto per raccogliere le varie anime della diaspora democristiana e riunirle intorno al nome di quello che viene considerato un inatteso dono divino, vale a dire Giuseppe Conte, il premier sconosciuto.

E per capire come tutto questo sia nato occorre partire proprio da Giuseppe Conte, un bravo professore universitario che però fino a tre anni fa era noto solo nei circuiti universitari e professionali. Quello che ancora molti ignorano è che Conte ha legami antichi e solidi con le alte gerarchie della chiesa. Un mondo che ha frequentato sin da ragazzo e dal quale non si è mai distaccato. Per capire perché figure come Achille Silvestrini prima e Pietro Parolin poi abbiamo battezzato Conte come l’uomo dell’epifania politica cattolica portandogli in dote come i Re Maggi un patrimonio del valore di “Insieme” occorre partire proprio dal Professore di diritto privato pugliese.

Il racconto comincia inevitabilmente da Villa Nazareth, storico collegio universitario romano, tempio della beata gioventù cattolica democratica. Appena arrivato nella capitale da Foggia Conte ha frequentato la Villa regno di Silvestrini e meta prediletta di tanti Papi. Ed è da li che ha cominciato a consolidare le sue relazioni con le alte gerarchie vaticane. Per capire di che posto stiamo parlando è sufficiente ricordare alcuni degli ospiti della struttura, studenti o docenti che siano stati: gente come Sergio Mattarella, Romano Prodi, Aldo Moro, Oscar Luigi Scalfaro. Durante gli anni studenteschi in cui Conte viveva in Villa Nazareth il direttore, guarda caso, era proprio l’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin.

E’ proprio un filo rosso porpora che da Villa Nazareth porta l’attuale Presidente del Consiglio verso la guida di “Insieme”. Di mezzo c’è la parte nota della storia: la laura in giurisprudenza, la professione, l’università e il colpo di fortuna che per una congiunzione astrale lo manda a sorpresa a Palazzo Chigi, dove, tra un Matteo Salvini e un Matteo Renzi, si destreggia a tal punto da sopravvivere alle litigate tra i due e a trovare addirittura nel Covid un’occasione per dimostrare doti gestionali e di mediazione che nessuno avrebbe mai potuto attribuire ad un neofita.

E siamo alla cronaca di questi mesi. La Chiesa di Papa Francesco ha varie anime. Quella della Conferenza Episcopale Italiana crede naturalmente che nella vigna del Signore gli ultimi potranno essere i primi e così decide che è giunto il momento di uscire dalla zona d’ombra e recuperare lo spazio che gli compete. L’uomo della provvidenza è indubbiamente Giuseppe Conte, lo diciamo senza alcuna ironia. L’avvocato degli italiani è divenuto Premier per uno scherzo del destino, risultando il terzo ignaro comodo, emerso dalle furibonde litigate tra i vincitori delle ultime elezioni (Salvini e Di Maio). E’ sopravvissuto poi alla cacciata di Salvini, da parte di Di Maio e Renzi, ha capitalizzato gli effetti drammatici della pandemia e ha costruito una sua credibilità personale, fatta di moderazione e professionalità, che gli è valsa un consenso che i sondaggisti pesano intorno al 15% e che chi sa di comunicazione attribuisce anche all’efficienza del suo portavoce Rocco Casalino. Uno che viene da Villa Nazareth è ha questo track-record non può che essere considerato un predestinato, un vero “unto del Signore”.

Ed ecco qui che la Chiesa varca il suo Rubicone, decide di costruire intorno a questo figlio ritrovato quell’arca nella quale far salire il proprio elettorato nel caso in cui arrivasse la tempesta. E lo fa per tempo, cioè prima dell’arrivo dei primi fulmini. “Insieme” è un progetto che viene concepito più di un anno fa. L’infrastruttura di base viene organizzata dal Professore Stefano Zamagni, cattolicissimo ex presidente dell’Agenzia per il Terzo settore che insieme ad un nutrita rappresentanza di quel mondo ne sceglie nome, simbolo e programma. L’annuncio, passato inosservato, è dello scorso ottobre. Zamagni dice che la conclamata fine del bipolarismo impone la creazione un nuovo partito “di ispirazione cristiana, autonomo e non confessionale che parta dal basso”. Una formazione capace di trovare una strada alternativa alla contrapposizione fallimentare tra liberismo e statalismo e che promuova una “economia civile di mercato, in cui la famiglia sia soggetto, e non oggetto di mere elargizioni”.

All’inizio Parolin, che con il Cardinale emerito di Genova, Angelo Bagnasco e con Cardinale Giovanni Battista Re è il mentore di questa nascita, forse non pensava a Conte come leader di questa formazione. Ma poi strada facendo il piglio del Premier ed i suoi successi sul campo hanno convinto tutti che fosse proprio lui la persona giusta. Il cerchio si è così chiuso sul suo nome. E la formalizzazione di questa alleanza, ancora una volta passata inosservata, si è celebrata pubblicamente in un luogo altamente emblematico, vale a dire Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata italiana presso la santa sede. Siamo a metà ottobre, pochi giorni dopo la presentazione del progetto annunciato da Zamagni. Alla presenza dell’ambasciatore italiano Pietro Sebastiani, si trovano fianco a fianco Conte e Parolin, formalmente riuniti per celebrare il quarantacinquesimo anniversario della Conferenza di Helsinki, pietra miliare della diplomazia vaticana. Ma quando il discorso scivola sulle questioni italiane Parolin, parlando davanti al suo allievo diventato Premier, interviene con naturalezza ad esempio invitando ad andare a votare per il referendum sul taglio dei parlamentari.

Chi si occupa di politica sa che certi momenti sono emblematici. Quella riunione a Palazzo Borromeo verrà ricordata come tale e consentirà di rileggere con senno diverso anche un altro evento che testimonia l’ascesa di Conte neoleader dei cattolici italiani in politica. Ci riferiamo all’intervento del Presidente del Consiglio di fine settembre a Firenze durante la seconda edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile: “Sarà l’economia civile a dare un grande contributo alla rinascita e alla ripartenza del Paese – ha detto Conte –  è un tempo di rinnovamento: non possiamo tornare alla normalità. La rigenerazione dell’economia è un fil rouge di un processo che mira a collocare nuovamente al centro il cittadino e la persona umana”. Rinnovamento, economia sociale, essere umano, normalità: amen, la messa è finita, i cattolici sono di nuovo in pista.

Don Luigi Sturzo diceva che “Il cattolicesimo è religione, è universalità; il partito è politica, è divisione”. “Insieme” è una formazione politica che nasce da questa cultura, è il tentativo di dare una risposta unitaria alle divisioni che per quasi 30 anni hanno lasciato di fatto i cattolici senza effettiva rappresentanza. Riunire i cattolici per stabilizzare il paese e farlo crescere: con questo privilegio e con questa responsabilità ora Conte dovrà giocarsi la sua partita con Renzi prima, con una parte dei Cinque Stelle e poi con il centro-destra. Avere alle spalle la Chiesa certo lo rafforza, ma la disputa è ancora tutta da giocare, soprattutto se ci sarà il voto anticipato. L’unica cosa certa è che “Insieme” nasce con basi ben più solide rispetto ai partiti degli ex presidenti del consiglio (Dini, Monti e Renzi).

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