Associated Medias: Kamala Harris donna dell’anno 2021

di Guido Talarico

Con i primi di ogni gennaio tante testate giornalistiche, a cominciare dal prestigiosissimo Time, eleggono l’uomo dell’anno. Noi, nel nostro piccolo, tentiamo di sparigliare, di non accodarci all’esercizio analitico retrospettivo tipico di tante redazioni ma di azzardare una previsione. Quindi non l’anno prima, ma l’anno dopo. Il che, ce lo consentirete, è un esercizio un tantino più complicato perché non ci basiamo sull’analisi dei fatti, su quanto è accaduto, ma soltanto sul nostro intuito, sulla nostra capacità di capire come andranno le cose. Una scelta arbitraria, se volete un azzardo. Ma forse è più giusto cosi. A dire chi era il primo della classe a pagelle assegnate del resto sono buoni tutti. A indovinare invece chi sarà la persona dell’anno che comincia adesso ci vuole almeno un po’ di coraggio. Ma noi ce l’abbiamo. Non sapremmo proprio dire se è coraggio o incoscienza, ma eccoci qui, il 31 dicembre 2020 a dirvi chi sarà la persona dell’anno 2021. Per noi sarà Kamala Harris!

E’ stata appena eletta Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, in ticket con il Presidente Joe Biden, dunque non si è ancora neppure insediata, ma per noi è lei la donna che tra 12 mesi avrà fatto meglio di chiunque altro nell’anno. Per noi è questa indo-giamaicana, la prima Vicepresidente nera nella storia della grande democrazia nord americana, che diventerà la star dei democratici, un riferimento planetario per la politica progressista e, alla fine, la prossima presidente degli Stati Uniti d’America.

Questa previsione si basa su un fattore evidente e uno meno apparente. Biden  ha già compiuto 78 anni, il che lo fa essere il più vecchio presidente eletto del suo paese. La sua forma fisica generale non è male, gli acciacchi tipici dell’età sembrano tutti essere sotto controllo, ma rimane un presidente anziano. Il suo incedere, talvolta anche il suo parlare, e la cautela che il suo staff gli riserva per preservarlo al meglio sono prove neanche tanto latenti del fatto che Joe è un “old boy”.  Molti suoi gesti, molti comportamenti descrivono un uomo che avverte tutti gli anni che ha addosso e soprattutto tutte le fatiche di una vita intensa e segnata da grandi dolori come la perdita della prima moglie Neila e della figlia Naomi, di soli 13 mesi, morte in un misterioso incidente stradale nel quale rimasero coinvolti anche i due figli maschi Beau e Hunter, rimasti illesi.  Quel Beau che poi morì di un tumore al cervello a soli 46 anni. Dopo quella tragedia, Biden si è poi risposato e ha avuto una seconda figlia, ma tutta la sua vita è stata duramente segnata da queste terribili perdite familiari. A questo si aggiunge tutta una esistenza giocata all’attacco, sempre in prima linea, a cominciare dalla generosa Vicepresidenza che lo ha visto per otto anni a fianco del Presidente Barak Obama. Un lavoro usurante, non fosse altro per il carico di stress da gestire, al quale ora si sommerà il lavoro da Presidente che è certamente ancora più pesante.

Fare il Potus, come i servizi di sicurezza chiamano il presidente (President Of The United States),  è un lavoro duro, che richiede anche una certa tempra fisica. Non è un caso che tutti i presidenti americani, tranne Reagan e lo stesso Trump, entrambi eletti più che settantenni, siano stati mediamente tutti molto più giovani di Joe. Per altro aiuta ricordare come sia prassi nelle grandi multinazionali americane mandare in pensione tutto il top management in una età compresa tra i 55 e i 60 anni. E fare il presidente è più duro e stancante che fare il top manager. Insomma il fattore età regala alla storia un quarantaseiesimo presidente maturo e, di fatto, già avviato sul viale del tramonto. Senza contare che gli Stati Uniti sono in pieno Covid, con la pandemia che si sta mostrando con la faccia più drammatica che possiede. Un fattore che pone a rischio chiunque, figuriamoci la salute di un settantottenne. Insomma, augurando lunga vita al Presidente Biden non si può non tenere in conto che la sua presidenza possa essere interrotta in anticipo, oppure che non riesca a ripresentarsi come è prassi al secondo mandato.

Di contro Kamala Harris tracima vitalità. E’ una donna nel pieno dei suoi anni che affronta questa vicepresidenza con il favore dei predestinati. Avrà prima il tempo di capire dove stanno i barattoli di marmellata nelle stanze del potere di Washington, di studiare e capire come si fa a fare bene il presidente, poi di prepararsi al grande salto. La vecchiaia di Biden è dunque certamente un primo fattore, ma ve ne è un secondo non meno importante: la struttura di questa donna. Harris, che ha 56 anni, è una giurista molto competente e molto determinata. Un mix che fa di lei una donna legittimamente ambiziosa.

Il suo Cv è stellare, la sua vicenda personale è coerente e conseguente. Di bella presenza, che non guasta mai, da asiatica e giamaicana Kamala è uno splendido simbolo di quel “Melting Pot” teorizzato all’inizio del secolo scorso da Israel Zanguill per descrivere l’America multietinica e multiculturale oggi pienamente realizzata. Dotata di una eloquenza colta, raffinata ma anche diretta e all’abbisogna informale, la sua formazione giuridica non è quella tipica dei WASP, cioè dei bianchi anglosassoni protestanti, tutta Harvard e Princeton.

No Kamala non è stata una studentessa privilegiata da Ivy League. Ma la sua bella laurea in giurisprudenza all’Howard Univesity e poi la specializzazione all’Hastings College of the Law di San Francisco li ha saputi comunque mettere bene a frutto. La sua carriera di magistrato è infatti rimarchevole, contrappuntata da successi che l’hanno portata ad essere la prima donna e la prima nera asioamericana a diventare Procuratrice Generale della California. Da lì un’altra battaglia e un altro successo: nel 2016 diventa senatrice. Il perfetto salto verso la politica.

Da quello scranno se la porta via Joe Biden, che l’intuito l’ha sempre avuto e che così la ha assoldata come candidata Vicepresidente, nella difficile sfida a Trump e Pence. Una scelta decisamente vincente. Anzi la scelta più azzeccata che poteva fare per vincere la gara presidenziale. Per tutte queste ragioni Kamala Harris è stata la vera vincitrice delle presidenziali. In realtà da subito lei sarà una sorta di presidente facente funzioni. Lei è più preparata, più brillante e più carica del suo capo. E lo farà vedere.

Si parte dunque da qui, dalla carica di Vicepresidente. Ma Harris è molto di più, per questo la indichiamo come persona dell’anno 2021. In tutta la sua vita lei ha sempre saputo sfruttare al meglio le occasioni che ha avuto, scegliando bene, soprattutto in politica, dove andare e con chi: vicina all’elettorato progressista e liberal ma anche ai movimenti ambientalisti e agli attivisti dei diritti civili. Kamala è una donna competente, diplomatica, moderata ma anche ferma ed intransigente quando le circostanze lo richiedono, capace di rassicurare gli elettori e, c’è da scommeterci, anche di soddisfare le necessità dei mercati, perché lei sa bene che il suo successo dipende monto dalla prosperità del paese e dalla sua capacità di rinascere dalle rovine, anche economiche, del Covid.

Insomma, Kamala Harris ha tutte le carte in regola per riuscire dove un’altra donna di spessore, Hillary Rodham Clinton, ha fallito: diventare la prima donna presidente degli Usa. Un traguardo che per lei sarebbe ancor più storico perché infrangerebbe altri possenti muri. Lei sarebbe infatti anche la prima presidente nera e la prima presidente simbolo di quella multietnica che oggi caratterizza gli Stati Uniti. Tutto questo ci fa scommettere su di lei. Sappiamo che 12 mesi sono troppo pochi, che sulla sua strada troverà molti nemici, molti anche in casa democratica, che i tempi per una sua definitiva consacrazione potranno essere più lunghi. Ma preferiamo l’azzardo alla banalità, preferiamo sostenere il nome di una donna che già da ora possiamo definire fenomenale, preferiamo scommetere su di lei come personalità simbolo di un anno che sin dalla partenza di preannuncia complesso. Nominiamo Kamala Harris persona dell’anno 2021 perché ci fa venire alla mente Eleanor Roosevelt quando diceva “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.”.  Ecco, lei di da proprio l’idea di saper credere ai suoi sogni.

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