Lo sport al tempo del Covid: il modello C.C. Aniene, innovazione e solidarietà

di Massimo Cellini

In un periodo assai difficile per il mondo dello sport, duramente penalizzato dal Coronavirus e dalle misure restrittive adottate per contenere la diffusione della pandemia, può essere utile guardare a quelle realtà che pur nella drammaticità del momento hanno saputo ritagliarsi uno spazio ed indicare una strada che guidi fuori dal tunnel. Quelle eccezioni che danno fiducia e che spingono a guardare con un po’ di ottimismo al futuro. Parlando di sport non possiamo che riferirci al Circolo Canottieri Aniene di Roma. Fondato nel 1892, considerato tra i più blasonati d’Italia, l’Aniene è rinomato anche perché rappresenta una vera eccellenza sportiva: i risultati conseguiti sul campo in discipline come il nuoto, il canottaggio, il tennis, il paddle, la vela, la canoa, lo portano ad essere di gran lunga il primo d’Italia. L’Aniene è il club di campioni di oggi come Federica Pellegrini, Matteo Berrettini, Simona Quadarella o Margherita Panziera ma anche di campioni del passato come Josefa Idem, Alessandra Sensini, Dino Zoff, Francesco Totti o come il CT della nazionale di calcio Roberto Mancini.

IL MODELLO DI BUSINESS

Tuttavia non è per le vittorie sportive che qui ci interessa parlarne. Il successo dell’Aniene – e questa è cosa meno nota – deriva in larga parte dall’originalità del suo “modello di business” e dall’organizzazione che si è dato negli ultimi anni. Un’organizzazione fatta di visione programmatica e anticipazione dei tempi. L’Aniene infatti non è solo sport, tradizione ed esclusività. Altri elementi hanno fatto di questo club un esempio da seguire. Vediamo di capire quali sono questi elementi. Le direttrici parallele sulle quali, oltre allo sport, l’Aniene negli ultimi 20 anni ha costruito il suo successo sono impegno sociale, cultura e investimenti diversificati. Oggi in tutte le grandi aziende si parla di “corporate social responsability”, ma negli anni 90 non era così, tantomeno nei circoli sportivi. Fu un’intuizione felice di Giovanni Malagò, oggi Presidente onorario del Circolo (e Presidente del Coni e membro Cio), che appena insediato, era il 1997, decise di investire in questi settori. Il concetto matrice è quello della famiglia. L’ossatura del circolo è fatta dai soci, che non sono clienti, come avviene in molte altre realtà, ma membri parigrado di un’unica famiglia.

CULTURA E SOLIDARIETA’

Il senso della solidarietà è dunque da sempre molto spiccato e sentito tra i soci dell’Aniene. Con Malagò questa caratteristica viene meglio strutturata e diventa parte centrante delle attività sulle quali si basa la vita del club. Basti pensare che nel Consiglio di Amministrazione del Circolo, vi è un consigliere delegato alle attività culturali e un consigliere delegato alla solidarietà sociale. Partendo da questo spirito le attività che ne sono conseguite sono state molteplici. Prima del Covid il circolo viaggiava ad una media di due presentazioni culturali o di attività sociali a settimana. Un impegno gratuito costante, il cui unico obiettivo è mettere a disposizione di tutti la struttura e il corpo sociale a fini solidaristici e divulgativi. Ma non solo presentazioni, nella sezione cultura sono sempre risultati seguitissimi anche i salotti letterari, le visite museali o anche il premio arte che il circolo assegna ogni anno ad un talento emergente. Poi vi è la parte di solidarietà vera e propria. L’Aniene sostiene ogni anno decine di progetti umanitari lavorando al fianco degli operatori più diversi dall’Ail al Bambino Gesù, dall’Unicef al Dinamo Camp. Per Amatrice martoriata dal terremoto, tanto per fare un esempio, sono state organizzate varie iniziative di solidarietà che ancora oggi continuano. Poi ci sono le onlus costituite da soci del circolo, come la Piccola Famiglia, che organizza tra le altre cose il Treno Bianco per Lourdes, oppure la Happy Family, molto attiva in Brasile e in Africa. In tempi di Covid il corpo sociale naturalmente è stato poi più volte sollecitato a donare ai più bisognosi anche attraverso la Caritas o la Comunità di Sant’Egidio.

Un altro esempio significativo viene dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, di Emmanuele Emanuele, che da anni contribuisce a finanziare la sezione paraolimpica dell’Aniene, un vero fiore all’occhiello del circolo. Insomma, lo spirito dell’Aniene ricorda in qualche modo la logica, molto radicata negli Stati Uniti, della restituzione, dove chi più può, più fa. In tutto questo c’è evidentemente un valore concreto, ma forse ciò che conta ancor di più è il valore emblematico. L’Aniene infatti, proprio perché è un circolo in vista, con il suo impegno nei confronti della cultura e del sociale indica una strada diversa da seguire. Un cambiamento importante rispetto al passato, che ha portato anche all’approvazione di un bilancio sociale, cosa rarissima tra le associazioni sportive.  Nel complesso dunque il sodalizio romano dimostra, grazie anche all’apporto di Massimo Fabbricini, divenuto presidente nel 2017, e di professionisti del settore, come il Vicepresidente Francesco Rocco o il Consigliere Delegato, Vittorio Silvestri, di aver adottato un modello nuovo di regole e stimoli che finora solo le grandi aziende avevano implementato.

IL CASO AQUANIENE

Ma c’è di più e ci riferiamo alla diversificazione degli investimenti. Un vero caso di scuola è l’operazione Aquaniene, un centro sportivo, nato da una costola del C.C. Aniene, specializzato nel nuoto e, nel suo genere, tra i più innovativi del paese. Anche questa è un’intuizione di Giovanni Malagò, anche questa si è rivelata nel tempo una scelta vincente. Aquaniene, affidata alla cure di Gianni Nagni, un guro del settore, come si legge sul sito, è “la sede sportiva aperta al pubblico” del Circolo Canottieri Aniene. Questo spazio di fatto è una donazione alla città di Roma. Aquaniene è infatti un impianto interamente finanziato dal Circolo Canottiere Aniene, ma svincolato dalle regole che disciplinano la vita del circolo storico e quindi aperto a tutti e messo a disposizione della cittadinanza.

Una scelta generosa e decisamente vincente. Aquaniene è una realtà d’eccellenza, che accoglie circa 5.000 sportivi all’anno, dagli anziani che fanno riabilitazione ai bambini che entrano in vasca per la prima volta. Un luogo d’incontro tra campioni di primaria grandezza e le scuole di sport (sono tremila i ragazzi che le frequentano, un record), il punto di aggregazione, spesso a tariffe agevolate, per tutte le famiglie che vivono a Roma nord. Giova anche ricordare che l’Aquaniene pur realizzato con finanziamenti privati garantiti dal C.C. Aniene è interamente di proprietà pubblica, del Comune di Roma per l’appunto. Per questo parliamo di donazione. Malagò e Fabbricini, hanno insomma saputo creare e mantenere un ottimo equilibrio tra un circolo storico di tradizione e uno sport center di concezione moderna. Con un investimento che ai tempi fece alzare più di un sopracciglio (i soldi erano tanti, i rischi pure), Malagò e Fabbricini in pochi anni sono riusciti a dimostrare che seguendo modelli di gestione più innovativi anche settori come quello dello sport, non tipicamente redditizi, hanno avuto la possibilità di crescere.

Le grandi crisi, come è quella che stiamo vivendo, sono sempre molto dolorose. Ma sono anche momenti di crescita, dove i più intraprendenti e i più lungimiranti possono cogliere occasioni di sviluppo o di rinascita. La storia del Circolo Canottieri Aniene, che proprio grazie a scelte innovative fatte oggi sta affrontando la crisi meglio di tutti, insegna questo. Bisogna saper guardare oltre, bisogna duplicare gli sforzi, bisogna sentire il dovere di restituire almeno una parte della fortuna che la sorte ci ha assegnato. E questo vale per tutti. Anche per il mondo dello sport, per il grande club di Serie A, come per il piccolo circolo di periferia. Il Covid sta chiudendo con 20 anni di ritardo il secolo scorso. E lo sta facendo sbattendo in malo modo la porta. Tanti settori produttivi, dal turismo all’editoria, dall’immobiliare alla convegnistica, oggi in estrema difficoltà sono costretti a ripensare sé stessi, i propri cicli produttivi, i propri modelli economici. Chi resterà dietro, ancorato a esperienze del passato, è destinato a sparire. Chi invece coglierà l’occasione per innovare sopravvivrà. Tutto questo non è una nostra suggestione, lo insegna semplicemente la storia dell’economia.

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