Global Impact Summit: un successo l’edizione virtuale. Giovanna Melandri lascia il segno

di Benedetta Ciavarro

L’intervento di Giovanna Melandri, l’unica italiana ad intervenire alla sesta edizione del GSG Global Impact Summit, è di quelli che lasciano il segno: profondo, analitico e con una grande visione prospettica. Ma prima di entrare nel merito dell’intervento di Melandri partiamo dall’inizio di questa grande kermesse internazionale. Questa edizione, segnata dal Covid, sembrava destinata ad un successo minore rispetto alle precedenti. Prima d’ora, la conferenza è passata per Londra, Lisbona, Chicago, Delhi e Buenos Aires ed è sempre stata caratterizzata dalla presenza fisica dei partecipanti. L’edizione alla quale abbiamo partecipato noi in questi giorni, che si è invece tenuta online, è riuscita a riunire persone da oltre sessanta paesi e a creare la giusta empatia tra oratori e audience. Al di là della location virtuale, il Summit è stato un successo ed è sembrato più che mai al passo coi tempi e in grado, come sempre, di trattare temi di grande attualità e di grande valore sociale. Come è stato menzionato a più riprese dai partecipanti, l’inedita crisi che stiamo vivendo ha reso la ricerca di nuove soluzioni urgente e necessaria.

L’acronimo GSG deriva dal Global Steering Group, il nome dell’organizzazione globale indipendente che si occupa di riunire i grandi nomi della finanza, filantropia e mondo del business per poter creare una rete di investimenti socialmente e ambientalmente benefici. Il Global Impact Summit è il frutto di un intenso lavoro da parte del GSG, che si è visto quest’anno costretto a iniziare le attività molto in anticipo per poter creare una piattaforma telematica in grado di accogliere tutti i partecipanti. Il loro impegno nel 2020 è stato ampiamente gratificato: il Summit è stato un successo che ha permesso a oltre 1.500 partecipanti di assistere e contribuire al rimarchevole dibattito sugli investimenti del futuro.

In tre giorni di conferenze, cominciate il 9 settembre e terminate l’11, i relatori sono stati numerosi e di ogni genere. In comune, oltre la loro saggezza, tutti sembravano condividere il messaggio da lanciare: bisogna ripartire, e bisogna ripartire migliori di prima. La crisi da coronavirus, oltre ad aver fortemente rallentato l’andamento economico in tutto il mondo, ha sviluppato emergenze sociali già precedentemente esistenti. Basti pensare ai forti tassi di precarietà, disoccupazione, e povertà conseguenti ai mesi di interruzione del lavoro e dell’aiuto sociale, che in molte situazioni è stato sovrastato dalle urgenti necessità sanitarie. L’impegno del GSG non nasce durante questa nuova crisi, ma inevitabilmente si moltiplica cercando di affrontare e proporre nuove vie di azione.

La mattinata del 9 settembre, il programma del Summit è iniziato con una sessione di “Coffee and Connections”, dove i partecipanti potevano incontrarsi tramite webcam e chiacchierare nell’arco di quindici minuti. In quell’occasione, ho conosciuto due ragazze del gruppo GSG che mi hanno chiesto di raccontare la mia esperienza. Io, lontana dal mondo dell’impact investing, ho ammesso di essere lì in quel momento per sentire le loro storie. Insieme a noi, infatti, c’erano altre persone collegate: Farhad dal Nepal, Mark dall’Australia, Huri dalla Cina, Vanessa dall’Israele e tanti altri che non ho avuto il tempo di conoscere. Ognuno di loro si aspettava grandi cose dal Summit, erano pronti a porre le loro domande ed allo stesso tempo raccontare la loro esperienza in quel mondo, del quale ognuno di loro faceva parte attraverso disparate compagnie e organizzazioni. Il clima era conviviale e la mia curiosità cresceva.

Le introduzioni sono state presenziate da due pilastri nel mondo degli investimenti a impatto sociale: Cliff Prior, amministratore delegato del GSG, e Sir Ronnie Cohen, presidente. Dai loro brevi interventi è emerso un coinvolgimento a livello quanto professionale che personale. Il loro lavoro, che vuole creare cambiamenti sistemici a livello sociale, ambientale e giudiziario, è rappresentato dall’operato di comitati consultivi nazionali in oltre trenta paesi, tra cui l’Italia. Nonostante i tempi difficili, il GSG crede con ottimismo nel suo ruolo per la ripresa, e le parole di Prior e Cohen avevano il sentore di umanità e speranza.

Il Summit si è svolto in più sessioni presentate tramite diverse finestre di approfondimento. Il momento che avevo aspettato con più interesse si è svolto sotto forma di Forum, quindi con vari ospiti, ed è arrivato subito dopo le presentazioni iniziali. Il titolo dell’evento, “Agire tramite il G7 e il G20 per una ripresa d’impatto”, richiamava al tema della definizione delle politiche e la loro relazione con il business, gli investitori, e le società civili. Il G7 e il G20, che verranno presenziati rispettivamente dal Regno Unito e dall’Italia, saranno fondamentali per impostare l’agenda internazionale nella ripresa dalla crisi. Lo scopo di questa discussione nasceva proprio dalla volontà di impiantare una crescita basata su criteri di giustizia da sviluppare durante futuri comizi.

Marcos Athias Neto, moderatore e direttore del settore finanziario dell’UNDP SDG (Obbiettivi di sviluppo sostenibile promulgati dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), ha aperto il forum con una breve introduzione prima di presentare la prima ospite, Giovanna Melandri, un nome importante non solo nella politica, ma anche nell’impegno sociale italiano ed internazionale. I suoi numerosi incarichi governatoriali hanno sempre ruotato nel mondo della cultura, l’istruzione, l’arte e gli affari internazionali. Nella sua carriera, la Melandri si è occupata di svariati temi sociali ed etici, dimostrando di avere la capacità di guardare al futuro e di parlare ai giovani. Alla fine del suo incarico parlamentare, durato dal 1994 al 2012, arriva alla presidenza di Human Foundation, un’organizzazione in piena sintonia con i temi affrontati dal GSG, che si occupa di soluzione innovative pensate per un futuro migliore. Oggi, oltre ad essere l’attiva Presidente del MAXXI di Roma, è parte del board del GSG, sia con Human Foundation che come Presidente del comitato consultivo nazionale Italiano.

Il suo intervento al Forum è stata prova evidente del suo percorso e del suo continuo interesse per le tematiche in questione. La Melandri effettua infatti una, seppur breve, precisa analisi dell’attuale posta in gioco per l’Italia ma soprattutto per il mondo intero. Si rende conto del peso che i paesi del G20 hanno sull’economia, producendo 90% del PIL ed essendo due terzi della popolazione mondiale, e dunque della difficoltà di essere d’accordo su tanti aspetti. Eppure, anche lei sottolinea come la recente crisi ha insegnato più che mai l’unione che esiste (o dovrebbe esistere) tra i paesi, e quanto una buona coordinazione dei governi sia necessaria per ripartire. Inoltre, per i meno fiduciosi, la Melandri ci ricorda che il G7, per il quale lei ha lavorato attraverso la Social Impact Investment task-force, ha avuto un forte ruolo nel creare una nuova agenda dopo la crisi economica del 2008. Insomma, è necessario e possibile agire al prossimo G20.

Le modalità per intervenire in queste sedi, secondo Giovanna Melandri, vanno definite. I problemi esistevano già prima, e sono peggiorati: non sarà un semplice vaccino a curarli. Essere inclusivi, invece, dovrebbe essere un primo grande passo, particolarmente con il contributo del Sud del mondo. Una voce essenziale, che non deve essere dimenticata: utile non solo come indicatore di problemi che potrebbero colpire tutti (come ad esempio riguardo i disastri ambientali), ma per un futuro più sereno, giusto, condiviso.

La Melandri menziona un altro tema, ovvero le metriche con le quali misurare il successo economico, che hanno bisogno di diventare condivise da tutti i protagonisti del G20 se si vuole incentivare l’investimento ad impatto. Il PIL non può più essere l’unico indicatore della crescita economica. I mercati hanno bisogno di cambiamenti, e sarà un argomento fondamentale durante le future riunioni del G20. Tra queste proposte, la Melandri parla di impact transparency, ovvero l’obbligo per le compagnie di inserire il loro impatto sociale ed ambientale nei loro resoconti finanziari. Dal suo canto, la Melandri ha già richiesto, tramite il suo ruolo nel comitato consultivo nazionale italiano, un incontro con il nostro Primo Ministro, in modo tale che sia chiaramente menzionato questo aspetto durante il G20 presenziato da lui.

Nel suo intervento conclusivo, la Melandri ci parla del ruolo del governo e del debito nella ripresa post-crisi da coronavirus. Secondo lei, infatti, questi concetti stanno piano piano rivelandosi per i loro lati positivi, e sono necessari per affrontare i prossimi anni. Menziona Mario Draghi e il “good debt” di cui ha parlato al Meeting di Rimini il 18 agosto, sostenendo che per rilanciare l’economia, sono proprio gli investimenti con impatto sociale ed ambientale ad essere necessari. Il debito che si creerà non dovrà essere un peso per le future generazioni se i paesi saranno in grado di fare e favorire gli adeguati investimenti.

Con queste parole, Giovanna Melandri lascia la parola ai seguenti relatori, provenienti da Regno Unito, Giappone e Messico, con diverse esperienze ma con la stessa dedizione. Quando il forum si conclude, i partecipanti passano alla sessione seguente, ma non senza volere ringraziare Giovanna, Irene, Marcos, Nick e Kotaru, che hanno avuto una discussione informativa e stimolante. Date le circostanze speciali del Summit, i ringraziamenti vengono fatti tramite brevi messaggi sotto forma di chat, piuttosto che con un applauso. Eppure, la piattaforma virtuale non toglie nulla a questa esperienza che rimane positiva e sopra le aspettative per contenuti e proposte.

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