Proteste antirazziali: il caso Blake è benzina sul fuoco di Black Lives Matter

di Gaia Stanzani

Nuova benzina sul fuoco antirazziale di “Blake lives metter”: il caso Jacob Blake, ricordando quello di George Floyd, ha provocato una ulteriore ondata di proteste a Kenosha, in Wisconsin (Stati Uniti). Jacob Blake, afroamericano di 29 anni di Kenosha, è stato colpito da sette colpi di pistola alla schiena  dall’agente di polizia bianco Sheskey mentre stava entrando in macchina dove lo attendevano i tre figli.

L’agente di polizia che ha sparato a Blake e gli altri due poliziotti che erano con lui sono ora in congedo amministrativo. Blake è rimasto paralizzato a seguito della sparatoria e si trova ora in terapia intensiva. A provocare una ulteriore ondata di indignazione le condizioni nelle quali è stato tenuto in ospedale: come descritto nell’articolo di John Eligon nel New York Times e di Shayndi Race nel Wall Street Journal, Blake è stato ammanettato nel suo letto di ospedale in quanto oggetto di un mandato di arresto emesso nei suoi confronti a Luglio per aggressione sessuale di terzo grado, violazione di domicilio, disturbo della quiete pubblica.

La donna che ha chiamato la polizia la notte in cui hanno sparato a Blake denunciando che era entrato abusivamente nella sua proprietà, era la stessa persona che aveva precedentemente fatto la denuncia per aggressione sessuale. Come per George Floyd, Blake è salito alla ribalta internazionale per via di un video diventato virale della sparatoria. Nel video si vede chiaramente come Blake si avvicina in tutta calma alla macchina quando vengono esplosi i sette colpi. La dinamica dell’incidente rimane tuttavia da chiarire data la complessità del contesto con versioni contrastanti raccontate dal dipartimento di polizia e dal legale di Blake. Come ci racconta Nicole Chavez in un suo articolo per CNN, il legale per i diritti civili di Blake sostiene che il dipartimento di Polizia sta cercando di farlo apparire come un criminale, gonfiando i suoi precedenti penali per giustificare il proprio comportamento: essa sostiene che Blake stava opponendo resistenza all’arresto, ponendo l’accento in particolare su un presunto coltello che teneva in mano mentre si stava dirigendo verso la macchina. Al contrario, il legale di Blake sostiene che Blake era non violento, non armato e collaborativo al momento in cui gli hanno sparato e che, quando è arrivata la polizia, egli stava semplicemente cercando di calmare una discussione fra due donne.

Come indicato da Tom Mc Carthy in un suo articolo su The Guardian, il legale di Blake ha denunciato questo incidente come l’ennesimo esempio del pregiudizio razziale intrinseco al sistema di Giustizia americano: egli denuncia l’atteggiamento di parte delle forze dell’ordine ponendo in raffronto il video di Blake con quello di un ragazzo di 17 anni bianco, Kyle Rittenhouse, ripreso durante una protesta a Kenosha alcuni giorni dopo l’incidente di Blake, mentre cammina di fronte a degli agenti di polizia indisturbato, tenendo in mano un fucile semi automatico da lui appena utilizzato per colpire ed uccidere due persone. Come ci racconta la BBC e Bhaskar Sunkar in un suo articolo per il The Guardian, in risposta al caso Jacob Blake, Milwaukee Bucks e Orlando Magic – ambedue basati a Kenosha – hanno deciso di rimandare il playoff, esempio seguito anche dalla NBA che ha cancellato tutte le partite in programma lo stesso giorno. Prima di questa cancellazione, l’NBA aveva già dimostrato solidarietà alla causa Black Lives Matter con slogan antirazziali.

Questa testimonianza di solidarietà, oltre ad essere una strategia di marketing, rispecchia anche una reale identificazione con la causa da parte di molti giocatori di basket, il cui 75% è di colore e di umili origini. Se da una parte il movimento Black Lives Matter continua a scatenare e ad alimentare vivaci proteste, dall’altra questa nuova ondata di disagi sociali sta facendo perdere vigore al movimento, riducendone la popolarità a mano a mano che cresce nell’opinione pubblica la preoccupazione per il dilagarsi di atti di violenza e di vandalismo. Le ramificazioni politiche del movimento sono oggi più importanti che mai con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali. Trump sta cercando di sfruttare questo momento delicato di instabilità sociale per rafforzare la sua campagna elettorale: promette di porre fine alle proteste, alla violenza e di ripristinare l’ordine per ottenere consensi. Come citato da Dan Senor in un suo articolo per il Financial Times, sulla scia delle ulteriori proteste innescate dal caso Blake, i sondaggi stanno volgendo a favore di Trump con l’acuirsi della questione atti di vandalismo e di violenza che permettono a Trump ed alla sua consorte di proclamare il nuovo slogan di Trump “law and order” nei discorsi elettorali e nei social media.

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